talvolta il salto dei nostri giorni è cosa d’alzarsi piano da terra
di sfidar quei lacci che ti costringon il suolo come pece in guerra
di sfilar i nostri segni per il riscatto di tutti
una danza che resiste i gorghi dei flutti
nel girotondo dei sogni buoni s’ogni è già giù atterrito
la paura del ritorno in questo tempo in marcia
presente ma sempre già passato marcio
un gesto accanto l’altro come donato
ora lento
ora dannato
e la marca del vento in movimento
non ha confine
ti sfiora ma non ha fine
e
fa la danza del mondo
per chi s’alza il fondo secondo
tra i primi che divoran il cielo
che il futuro ch’è futuro solo se il nero da nero si fa sereno
e l’armonia del dissenso pur un inciampo
è un gesto di scatto e rivolta
un incanto al passo della sua svolta
della ragione che sfiamma e smatta
dell’esser savi e folli perché si salvi la folla
perché sia il re spalle al muro
e scacco matto
se solo sognar ci terrà svegli
sia lo stringersi le mani e i tagli per pensarsi meglio
soli e insieme
stella e neve che cade
di guardarsi in seme che vuol dir guardarsi bene
come chi di questi scuri spezza le catene
con la cascata d’una forza creatrice
per chi non conosce gioia e han un sorriso cicatrice
per una corsa che sia di certo domani
per il domani scritto quattromani
per una nuova possibilità di cammino
una via comune fatta di lotta e luce
di strapparsi la noia e gettarsi i vortici del ballo
del bello
che la vita è scegliere di star in piedi continuando a cadere
a veder le stelle brillare perché si fa buio
quel buio dove si deve danzare
perché s’è la notte che si fa scura
allora quelle stelle meglio sapranno brillare
poesia il vortice del corpo e l’incendio dell’aria
della danza e dell’impegno petardo
di questi corpi che come essenza di lotta
fan tempo di salto
fan dell’aria respiro
dell’invisibile divampo
ch’è solo sull’orlo il precipizio che l’equilibrio è più saldo
che mi sento davvero vivo